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Elogi e Onorificenze

La L.U.I.R.S. e la European Science Academy ricordano le personalità che le hanno onorate.

La Libera Università Internazionale per la Ricerca Scientifica e la European Science Academy ricordano il Presidente della Corte Costituzionale

Giuseppe Chiarelli

«La vita di Giuseppe Chiarelli, insigne giurista, è stata intensamente trascorsa nello studio e nell'insegnamento, che sono state le sue attività predilette, ma anche le qualità che hanno fatto grande il suo nome di giurista e specchiato esempio di maestro. Sembra, la sua, la vita di un italiano di tempi remoti, tanto che fu e rimase esemplare per civiche virtù, per l'eccellenza morale, per acutezza d'ingegno, robustezza di dottrina e distinzione familiare, esente da quei guasti che oggi appaiono contagiare tutti. Dotato di una coscienza morale che, tanto alta quanto sofferta, egli aveva ricevuto alla scuola del padre Angelo Raffaele, che fu, come lui, illustre formatore di vita.

Giuseppe Chiarelli si distinse giovanissimo tra i coetanei della sua generazione per la profonda maturità della cultura, che tornava a vanto dei suoi maestri del liceo barese «Domenico Cirillo» – Francesco Saverio Nitti ed Angelico Tosti Cardarelli – e per l'intrepido amore della libertà che, ventenne, sulla rivista barese di Pietro Delfino Pesce «Humanitas», gli fece comporre roventi articoli contro i violenti che, mandanti o sicari, avevano spento, in Giacomo Matteotti, la voce più squillante dell'opposizione al fascismo.

Laureatosi a ventidue anni in giurisprudenza allo Studium Urbis, passò agli atenei di Camerino, Perugia e Roma, docente di Diritto amministrativo, Legislazione del lavoro e Istituzioni di diritto Pubblico. La serietà del magistero e l'originalità del suo pensiero sul concetto di diritto come un ente a priori rispetto all'istituzione e come ordine e misura, sullo stato di diritto, la cui attività non «sarebbe feconda se tra i suoi scopi non fosse compreso quello di assicurare a ciascuno la possibilità di raggiungere forme di vita superiore, nell'armonica organizzazione di una società produttiva», sui problemi del diritto del lavoro – di cui egli è stato maestro tra i più autorevoli – non fecero di Chiarelli il teorico lontano e distante dai problemi della nostra vita, ma sublimarono il suo fascino umano che conquistava, tanto amabili erano quelle doti di semplicità, affabilità, garbo e simpatia che possedeva ed esprimeva in modo mirabile.

Era nato per insegnare, per stare in mezzo ai giovani con l'efficacia che la sua dottrina sapeva suscitare, con l'umana cordialità che lo faceva amare, con quello splendore intellettuale che i grandi educatori biografati da Plutarco ebbero a trasmettere. Sereno, forte e mite, fu maestro incantevole per i tanti discepoli, me compreso, che seguirono le sue lezioni e non solo quelle, alla facoltà romana di economia e commercio – allora ubicata a Piazza Borghese –, di cui Chiarelli fu preside dal 1952 al 1961, perché i riconoscimenti che su di lui si posarono egli li considerò come i premi di un'attività che, più di tutte, gli era caro coltivare, l'insegnamento, e che estendeva ai suoi uditori, che sapeva trasformare da allievi a collaboratori della sua fatica. Non insuperbì mai per alcuno dei tanti segni di onore che, pesati su di lui, dalla sua persona, parvero ricevere, più che conferire prestigio.

Fu tra coloro che prepararono il codice civile e di rito civile, membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, docente itinerante, come un antico maestro del diritto italiano, fuori dalla penisola, a S. Paolo, a Montevideo, a Rio de la Plata, avvocato, cassazionista, rappresentante della scienza giuridica italiana in numerosi congressi internazionali, cittadino insignito di medaglia d'oro quale benemerito della scuola, autore di centinaia di scritti sui problemi della teoria generale del diritto e del Diritto Pubblico e del Lavoro, giudice prima, dal 1961, e poi presidente, dal 1971, della Corte Costituzionale; ma fu soprattutto – e tale io lo ricordo – un uomo buono, semplice, schivo da pubblicità e da esibizioni, alieno dal sentire e dal portare convinzioni diverse da quelle che erano il tesoro della sua immensa spiritualità che gli aveva fatto dire, educando gli italiani al culto della libertà, che «uno Stato il quale, per elevato che sia il fine a cui tende» rinneghi le «garanzie del Diritto, rinnega la propria essenza stessa»; che «la massima autorità non coincide mai con il massimo arbitrio» e che nell'ambito dell'ordinamento dello Stato va tenuto fermo «il principio delle pubbliche responsabilità alle quali a nessuno è dato sottrarsi». Massime che sono il commento più eloquente ed essenziale dell'eccezionale statura di questo eminente giurista pugliese.

Oratore efficace e suadente, conversatore affascinante, Chiarelli, coltissimo, pur oltre l'applicazione agli studi giuridici, che di solito non consente evasioni intellettuali, conobbe in modo ineguagliabile l'arte di esprimere il suo pensiero comunicando, anche brevemente, con umili e dotti, perché la sua umanità era quella, naturalmente cristiana, che per tutti ha voce, espressione e risposta. La sua vita egli l'ha vissuta come un saggio antico, tra molti libri, con pochi amici, che al pari dei molti allievi lo adoravano, accanto alla diletta sposa, ch'è stata l'ideale compagna dei suoi anni, donna Luisa, così com'egli è stato, pur da preside e da presidente, soltanto il sorridente don Peppino, lieto del figlio Raffaele, come di lui maestro di diritto, amabile nonno per le due nipotine che con lui dividevano i riposi a Martina Franca, a Tivoli, a Carzeto di Soragna.

Amatissimo della Puglia e della sua storia, come del suo avvenire, Chiarelli è stato, come Michele De Pietro, tra i pugliesi che più prestigiosamente hanno illustrato la nostra terra con il pensiero giuridico e con la nobiltà della vita. Bari e la Puglia non hanno mancato di onorare in Chiarelli il figlio geniale e il testimone, mai emigrato, di cultura, da quei segni di riconoscenza tante volte espressi – basti, per tutti, ricordare la solenne cerimonia di omaggio che l'Università di Bari, rettore Ernesto Quagliarello, gli rese il 27 gennaio 1973, quando Francesco Maria de' Robertis, preside della Facoltà di Giurisprudenza, offrì a Giuseppe Chiarelli il primo dei volumi di «Studi di Storia Pugliese» (che formano la più imponente collectanea di storia regionale che fin qui sia stata concepita ed attuata), con questa motivazione: «Onorando Giuseppe Chiarelli, noi offriamo alla Gente di Puglia, in suo nome e a suo maggiore gradimento, un corpus historicum di inconsueta vastità e di rara suggestione».

Chi assegnava questi attestati provava la consapevole soddisfazione che, rendendoli, ben operava, perché a quel modo si riconosceva pubblicamente la virtù di un tanto nobile uomo. Nessuno mi è stato più amico di Chiarelli e nessuno lo sarà mai; lo ricordo con immutato affetto ed infinita nostalgia per averlo avuto come maestro.

— Mario Paone

La European Science Academy e la Libera Università Internazionale per la Ricerca Scientifica, che ho l'onore di guidare, ricordano e rendono omaggio al Generale dei Carabinieri

Giulio Grassini

Primo Direttore del SISDE — Servizio Informazioni per la Sicurezza Democratica

Generale Giulio Grassini, primo Direttore del SISDE

«Straordinario esempio di generosa dedizione alle Istituzioni, dalla lunga e luminosa carriera. Ufficiale integerrimo, dall'assoluta indipendenza, autorevolezza e versatile ingegno, dall'encomiabile dirittura morale e dall'incessante spirito di servizio, sempre pronto ad infondere fiducia e sempre schivo a mostrarsi. Giulio Grassini, Direttore del SISDE dall'equilibrio non comune e da una geniale magia intuitiva, affermava con fermezza: «Mai credere a tutto quello che si dice: altrimenti non si troverà mai niente. Più che cercare, bisogna trovare. Non si può prevenire se manca la segretezza. Per prevenire bisogna proteggere le informazioni. Se i servizi segreti lavorassero alla luce del sole, e non nell'ombra, non sarebbero segreti. Il silenzio è la regola dei servizi. Un servizio d'intelligence che voglia operare nella massima trasparenza e correttezza non sarà mai efficiente».

Le Sue regole di comando, determinate da felici intuizioni prospettiche, furono, dopo di Lui, seguite da altri autorevoli investigatori quali Emanuele De Francesco, Vincenzo Parisi e Ferdinando Masone. La storia di ognuno di noi è ricca di eventi, di decisioni, di pensieri; non avrei mai immaginato, dopo la laurea in economia, di entrare nel segreto mondo della finanza investigativa. Ho avuto la fortuna di conoscere Giulio Grassini nel 1971, quando comandava la Legione Carabinieri di Trento, e poi di avere la Sua amicizia. Da Lui ho imparato tanto e a Lui devo molto, un grande amico con il quale, al di là della differenza di età, avevo molto in comune.

Ora, a 25 anni dalla Sua scomparsa, Lo rimpiango con immenso affetto e forte commozione, convinto, come sono, che nessuno muore finché c'è qualcuno che Lo ricorda.

— Mario Paone

La Libera Università Internazionale per la Ricerca Scientifica e l'Accademia Europea delle Scienze ricordano, con profonda ammirazione, affettuoso rimpianto e tristezza infinita, la scomparsa del

Prof. Gabriele Pescatore

«Uomo di elevata professionalità, di singolare saggezza, di costante rettitudine e di straordinario impegno civile. Appresa la notizia, desidero rendere omaggio a Lui che è stato, nel 1964, relatore della mia tesi di laurea nell'Università «La Sapienza» di Roma. Pescatore, giurista completo e sapiente, capace di spaziare in maniera acuta ed equilibrata tra dottrina, giurisprudenza e prassi, verificando la dinamica dei valori costituzionali nell'ambito dell'evoluzione della società, Presidente del Consiglio di Stato, Vice Presidente della Corte Costituzionale e autore di importanti testi di diritto, era un Uomo dal forte credo cattolico.

Nato a Serino, un paesino della provincia di Avellino, il 21 ottobre 1916, conosceva le misere condizioni di vita delle popolazioni del Sud e il forte divario esistente con il Nord industrializzato. La Sua diplomazia dello sviluppo economico era nel trovare soluzioni da fare accettare. Convinto sostenitore dei valori democratici, la prosperità economica era per Lui la condizione essenziale per la libertà politica. A noi Suoi allievi ha insegnato il senso dello Stato con due principi: correttezza ed efficienza.

La Sua presidenza alla Cassa del Mezzogiorno, durata un ventennio, ha segnato la stagione migliore dell'intervento pubblico per accrescere opportunità e diritti di larghi settori sociali, per realizzare infrastrutture e programmi necessari alle Regioni meridionali. Per il Suo stile elegante, la Sua guida illuminata e il Suo eccezionale carisma, era popolare tra i dipendenti della Cassa: conosceva praticamente tutti, chiamava tutti per nome e aveva sempre un'attenzione per tutti. Per Lui le feste di Pasqua e di Natale erano regolari occasioni per interagire con il personale e le loro famiglie.

Negli anni '60, a guidare la Cassa, che aveva poco meno di 300 dipendenti, era Gabriele Pescatore. Quando fu rimosso, i dipendenti diventarono diecimila, le opere non si fecero più, l'Italia continuò ad essere divisa in due e la stessa Cassa divenne sinonimo di ruberia.

Dopo che ebbi conseguita la laurea, la porta della Sua abitazione in via Stoppani, a Roma, era per me sempre aperta; rimasi affascinato dallo stile, dall'affabilità della Signora Clementina, dal garbo di questa coppia singolare, che mi mostrò benevolenza e simpatia. Per me giurista è colui che per vocazione intuisce i principî che devono presiedere ai rapporti tra gli uomini e a questi principî ispira il suo pratico operare. Pescatore era, in questo senso, un giurista nato.

La Sua vita, dedicata al mondo del diritto, lo portò a ricoprire incarichi di grande prestigio, impegni che onorò sempre con lucida intelligenza e spirito di servizio. Usava dire: «Un fedele servitore dello Stato non è mai servo se mette, al di sopra degli interessi di parte, quelli dello Stato». Per ricambiare l'affetto e l'ammirazione nel ricordo dell'antica e inalterata amicizia, ho a Lui dedicato, nel 1987, il libro su «Il Commercio Estero», XVI volume della mia Collana di Studi Bancari.

Pescatore è stato l'uomo che ha unito l'Italia più di Cavour, cucendo lo Stivale con strade, argini, canali e acquedotti. La storia economica del nostro Paese è legata al Suo nome, al Suo valore, alle Sue capacità. Ci lascia uno dei giuristi più insigni che la nostra Nazione abbia avuto, una delle menti più lucide, una delle personalità più autorevoli e indipendenti. Ispirato anche dal Suo esempio, ne coltivo gli insegnamenti, il ricordo e l'affetto mai sopito. Professore e magistrato straordinario, Pescatore incarnava il rigore morale, la difesa della legalità e il senso delle istituzioni, sempre accompagnate da grande umanità.

Ho avuto il privilegio di averLo come Maestro, poi di avere la Sua amicizia, ed oggi ne sono profondamente commosso. La Sua dipartita segna un vuoto profondo a livello personale. Credo che scrivere sia come pregare, stare in silenzio e ricordare le emozioni della vita. È difficile trovare qualcuno che sia indifferente alla commozione quando si perde una persona cara. Mi mancheranno le Sue parole, i pensieri e i Suoi preziosi consigli. Ricordare Gabriele Pescatore che non c'è più, per me, vuol dire onorare la Sua vita.

— Mario Paone

Il Presidente dell'Accademia Europea delle Scienze (www.aes-roma.it) commosso ricorda, anche nella preghiera, l'amico straordinario

Prof. Avv. Giuseppe Guarino

Napoli, 15 novembre 1922 – Roma, 17 aprile 2020

Avvocato tra i più noti in Italia, accademico dei Lincei, spirito libero e combattivo, uomo di Stato, ma soprattutto giusto e generoso.

«Professore Emerito di Diritto Pubblico all'Università «La Sapienza» di Roma, Guarino fu allievo, come lo scrivente, del Prof. Giuseppe Chiarelli, Presidente della Corte Costituzionale. Guarino, maestro dal pensiero vivace, dalla sottile ironia, dall'equilibrio brillante, dall'irresistibile tenacia nel portare avanti le sue idee e dalla profonda conoscenza dei meccanismi della politica, fu Ministro delle Finanze nel 1987 con Amintore Fanfani e Ministro delle Partecipazioni Statali con Giuliano Amato.

È stato anche artefice della ricostruzione dell'Italia nel dopoguerra; credette in una Costituzione democratica e repubblicana fondata sul lavoro, sul risparmio e sulla capacità dello Stato di dirigere e coordinare l'iniziativa economica pubblica e privata verso fini sociali. Tra i Suoi studenti ebbe l'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex Presidente della Bce Mario Draghi.

Decano dei costituzionalisti italiani, Guarino è stato a lungo consulente/sindaco della Banca d'Italia e promotore degli studi di diritto internazionale dell'economia, ispirandosi ad un metodo che integra i dati economici con quelli istituzionali. Uomo moderato e gentile, accanito studioso del contesto giuridico nel quale si era sviluppato il processo d'integrazione europea, è stato, fino all'ultimo, fustigatore del Regolamento Comunitario del 1997 che priva tutti i Paesi indebitati della sovranità nazionale e di esercitare una politica economica per la crescita.

Per Lui, all'epoca del coronavirus, dichiarava: che violare il fiscal compact non solo è lecito, ma indispensabile; che il Meccanismo Europeo di Stabilità è quel sistema che, invece di aiutare, strangola i Paesi più deboli; che l'Ue è nata per essere un'opportunità per tutti gli Stati, non un freno per le loro economie; che nell'Ue deve vincere l'unità, non la frammentazione, la solidarietà, non l'egoismo, la cooperazione, non la rivalità, la sensibilità, non l'indifferenza.

Ai Suoi cari figli Andrea e Isabella il mio più fraterno abbraccio».

— Mario Paone

Il Rettore della Libera Università Internazionale per la Ricerca Scientifica comunica, con grande tristezza, la prematura scomparsa di Sua Altezza Eminentissima

Fra' Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto

Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta

«Accademico che ha dato lustro all'Italia, è stato tra i massimi esperti di archeologia cristiana, di storia dell'arte medievale e di greco classico presso la Pontificia Università Urbaniana. Per la Sua profonda dedizione alla vita caritatevole e le molte opere di bene realizzate durante l'emergenza Covid-19 dall'Ordine di Malta, Fra' Giacomo sarà ricordato per le Sue alte doti morali, umane, di cultura, di fede, di umiltà, di generoso impegno, di costante spirito di servizio per il bene della Chiesa e per i Suoi modi sempre cordiali e affettuosi.

Al fratello Giuseppe Dalla Torre, Rettore Emerito dell'Università LUMSA e Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, esprimo, a nome di tutto il Senato Accademico e mio personale, la più affettuosa partecipazione al suo grande dolore».

— Mario Paone

Si è spento a 97 anni, nella sua casa di Milano, il nostro Accademico Onorario

Dott. Cesare Romiti

Manager di ferro della FIAT dal 1974 al 1998

«Uomo di assoluta fiducia di Gianni Agnelli e del banchiere patron di Mediobanca Enrico Cuccia. Fu allievo, nella facoltà di Economia e Commercio dell'Università La Sapienza di Roma, del famoso giurista Vittorio Angeloni e del grande economista della finanza e del credito Nicola Garrone; «ai loro preziosi insegnamenti», così diceva, «è stata sempre ispirata la condotta del mio operare nella vita e nel lavoro».

Negli aspri conflitti sindacali, come nella lotta al terrorismo, Romiti fu un tenace difensore dello Stato democratico e portò l'azienda torinese a primeggiare a livello mondiale, perché seppe racchiudere i tre poteri che contano: quello dell'industria, della politica e delle banche. In una Nazione in cui il potere spesso si trasmette e non si conquista, dove le carriere quasi sempre si ereditano e non si costruiscono, Romiti partì da condizioni molto umili, studiando la sera e lavorando di giorno.

Instancabile tessitore di relazioni culturali, di missioni aziendali, di sviluppo di progetti di ricerca, seppe affrontare momenti difficili riportando in ordine i conti delle grandi società da Lui amministrate, grazie alla forza delle Sue capacità di comando, di rapporti di alto livello e di gusto del rischio. Romiti, in una recente intervista, affermava: «Sono molto angosciato per il mio Paese, in particolare per il debito pubblico e la disoccupazione. Manca il lavoro, quindi manca tutto: prospettive, dignità, fiducia. Fortunati i centomila che sono potuti andare all'estero. Il Suo segreto: in economia, per restare ai vertici, l'ingrediente principale, oltre alla capacità, è la convinta propensione al business».

Con Lui scompare uno tra i principali imprenditori dei nostri tempi, che rifiutava di essere arrendevole perché, sosteneva, «l'essere accomodante predispone gente di qualità mediocre ad occupare posti importanti, cosa che ha portato l'Italia nelle condizioni disperate in cui si trova ora».

A nome della Libera Università Internazionale per la Ricerca Scientifica, dell'Accademia Europea delle Scienze e mio personale, esprimo ai figli Maurizio e Piergiorgio sentimenti di profondo cordoglio».

— Mario Paone

La L.U.I.R.S. e l'AES European Science Academy partecipano alla scomparsa, all'età di 92 anni, del

Prof. Tancredi Bianchi

«Maestro di chiara fama nel mondo accademico, bancario e finanziario del nostro Paese. È stato Presidente dell'Associazione Bancaria Italiana dal 1991 al 1998. In più occasioni mi furono preziosi i Suoi consigli e oggi è duro vivere con l'idea di aver perso un caro amico».

— Mario Paone

La L.U.I.R.S. e l'AES European Science Academy comunicano, unitamente al Comune di San Vitaliano (Napoli), con profondo dolore e commozione, la scomparsa, all'età di 121 anni, del nostro Accademico Decano, Cavaliere per Alti Meriti all'Operosità del Lavoro

C.te Antonio Carmine Serpico

Capitano di Marina Mercantile

«Comandante straordinario, illuminato, carismatico e coraggioso, dalla lunghissima e ricca esperienza. Uomo saggio, di profonda sensibilità e di grandi doti umane, esempio di forza e di coraggio. Aperto come il mare e sorridente come il sole della Sua amata isola verde di Ischia. Vitalità e passione sono stati i tratti distintivi della Sua personalità e autorevole carriera.

Era solito affermare: «Solo chi è stato giovane moltissimi anni fa può dire che la vita non è facile per nessuno. Ci sono momenti difficili in cui si ha paura di non riuscire a riprendersi, ma non bisogna mai scoraggiarsi, perché dopo il buio viene sempre la luce e in quel momento il destino cambia».

— Mario Paone

L'Accademia Europea delle Scienze, con grande tristezza, annuncia la scomparsa, all'età di 81 anni, del nostro Socio Onorario

Ennio Doris

Cavaliere del Lavoro — Fondatore e Presidente Onorario di Banca Mediolanum

«Imprenditore geniale, banchiere generoso, leale altruista, capace di far seguire i fatti alle parole, per creare un rapporto diretto tra risparmio privato ed economia reale, nella ricerca di quel bene sociale che si può riassumere nel principio universale, umano e cristiano: ama il prossimo tuo come te stesso. Innovatore di una finanza a misura di cittadino e di un modello di banca diversa, legata al valore delle persone, al mondo digitale e senza sportelli, quella «costruita intorno a te». Testimone ed esempio di quella solidarietà e fraternità a cui tutti dovremmo tendere.

Alla moglie Lina e ai figli Sara e Massimo, la mia più affettuosa vicinanza».

— Mario Paone

La L.U.I.R.S. e l'AES European Science Academy partecipano alla scomparsa, all'età di 79 anni, del

Prof. Jean-Paul Fitoussi

Accademico Emerito alla Sciences Po di Parigi

«Prestigioso economista francese, keynesiano convinto, europeista contrario alle politiche di austerity, grande amico dell'Italia, fervente difensore della libertà e dell'integrità territoriale dell'Ucraina. Membro della Commissione dell'ONU sulla riforma del Sistema Monetario e Finanziario Internazionale. Insieme ai Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen, aveva diretto l'Osservatorio per il Progresso Sociale.

Affermava: «Il PIL non è un segno positivo quando l'80% della ricchezza va all'1% della popolazione»; «Nei regimi totalitari la manipolazione di massa si racchiude nel triplice credo della forza: il potere, la violenza, la menzogna elevata a sistema». Ci mancheranno le sue brillanti analisi macroeconomiche, che riusciva a trasmettere suscitando momenti di profonda emozione, e questo è, per noi, un giorno molto triste».

— Mario Paone

ESA – European Science Academy annuncia la scomparsa, avvenuta a Neuilly (Parigi), all'età di 89 anni, del biologo-virologo francese

Luc Antoine Montagnier

Premio Nobel per la Medicina 2008, per aver scoperto il virus HIV

«Uomo schietto, umile quanto coraggioso, semplice e generoso, ma risoluto di forte carattere, non nascondeva quel che pensava e per questo era pronto a rischiare di persona per quello in cui credeva. Scienziato eccezionale, professionista di grande livello, dalle brillanti scoperte, non ha mai considerato il potere come una finalità del proprio agire. Grazie al suo prestigio aveva la capacità di aggregare anche persone profondamente diverse. Era molto facile apprezzarlo perché univa alle riconosciute capacità scientifiche un'eccezionale educazione e signorilità che ne esaltavano di più le doti. Direttore di Oncologia Virale dell'Istituto Pasteur di Parigi, autore di numerose pubblicazioni di altissimo valore umano e sociale.

Tra le onorificenze attribuitegli: Albo d'Oro della Luirs (Italia); Cavaliere per Alti Meriti Operosità del Lavoro (ESA); Ordine del Leone (Olanda); Gran Croce dell'Aquila Azteca (Messico); Cavaliere Ordine S. Patrizio (Regno Unito); Cavaliere Ordine dell'Aquila (Germania); Grande Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia); Premio Principe delle Asturie per la Ricerca Scientifica e Tecnica (Spagna); Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Equestre di San Gregorio Magno (Santa Sede).

Perdo un Consigliere abilissimo e disinteressato, ma perdo soprattutto l'Accademico ESA più corretto che abbia incontrato negli ultimi 30 anni della mia vita. La sua dipartita rappresenta una grandissima perdita per tutto il mondo della biologia. Ci lascia un amico, un gigante della virologia, una persona leale e sempre corretta. I miei pensieri li affido al vento perché gli giungano ovunque lui sia. Noi tutti preghiamo affinché la sua anima sia accolta all'amore e alla misericordia del nostro Padre Celeste, nella speranza della Resurrezione. Ai suoi tre figli un commosso abbraccio di consolazione».